Quodlibet, Macerata
2015 > 2019

Carlo Scarpa

Il saggio si concentra su un problema specifico e su un luogo particolare, il rapporto fra architettura e paesaggio nei lavori “asolani”: la gipsoteca canoviana (1955-1957) a Possagno e la tomba Brion (1969-1978) a S. Vito di Altivole. Nella gipsoteca, la quota +1,37 mt segna il livello dei piedi; nella tomba Brion, la quota +1,62 mt fissa il livello degli occhi. Fra questi due estremi Scarpa calibra i suoi paesaggi architettonici quasi come macchine ottiche, per vedere lontano senza essere visti. La magnifica ossessione del “vedere perfetto”, è in lui così impellente e irrinunciabile, che sembra imporgli la necessità di un punto di riferimento costante dal quale misurare le variazioni dimensionali trascritte nel mondo stratificato delle sue forme: l’orizzonte. Scarpa ci dimostra così che architettura è il gioco sublime dei materiali disposti sotto e sopra la linea dell’orizzonte.

Che il mondo delle architetture scarpiane derivi da una estenuante ricerca condotta sulle forme ed i materiali è fatto noto ed evidente; meno noto è che questa ricerca sia fondata su una attenta applicazione dei tracciati regolatori e dei principi proporzionali derivati dalla sezione aurea. I disegni pubblicati in questo saggio ci raccontano, in maniera suggestiva e sottile, della instancabile ricerca della bellezza che Carlo Scarpa compie attraverso i numeri e le forme. Il fascino inafferrabile della sua architettura risiede anche in questa traccia segreta che nasconde, sotto l’apparente chiarezza delle soluzioni adottate, un lungo processo di affinamento della composizione che aspira e tende alla perfezione assoluta.